Sostanze Tossiche per la Riproduzione

Sostanze Tossiche per la Riproduzione: Dove si Trovano e Come Gestire i Rischi

 

Introduzione alle Sostanze Tossiche per la Riproduzione

Le sostanze tossiche per la riproduzione, classificate con il codice H360, sono chimici che possono nuocere alla fertilità o al feto. Il Decreto Legislativo 4 settembre 2024, n. 135, recependo la Direttiva (UE) 2022/431, equipara queste sostanze agli agenti cancerogeni e mutageni, sottolineandone la pericolosità. In questo articolo, esploreremo dove si trovano, come riconoscerle e quali misure adottare per gestire i rischi.

Dove Si Trovano le Sostanze Reprotossiche?

Le sostanze H360 possono essere presenti in diverse categorie di prodotti, spesso utilizzati nell’industria e nella vita quotidiana. Ecco un elenco dei principali ambiti di utilizzo:

  1. Prodotti industriali
    • Solventi (es. glicoli eteri, toluene)
    • Adesivi e sigillanti (es. colle contenenti toluene)
    • Vernici e rivestimenti (es. ftalati)
  2. Pesticidi e fertilizzanti
    • Pesticidi e biocidi
    • Fertilizzanti
  3. Prodotti per la cura personale e cosmetici
    • Alchilfenoli etossilati
  4. Prodotti chimici di laboratorio e materiali edili
    • Agenti di trattamento del legno
    • Resine e sigillanti pericolosi
  5. Prodotti per la pulizia
    • Detergenti industriali (es. glicoli eteri)
    • Disinfettanti (es. composti fenolici)

Questi composti richiedono particolare attenzione, specialmente in ambienti lavorativi o dove sono utilizzati in grandi quantità.

Come Gestire i Rischi delle Sostanze Tossiche per la Riproduzione

Per limitare l’esposizione a queste sostanze, è fondamentale adottare una gestione consapevole e strutturata. Di seguito alcune azioni raccomandate:

  1. Verifica delle schede dati di sicurezza (SDS):
    Analizzare le SDS aggiornate dei prodotti chimici per identificare la presenza di sostanze H360.
  2. Aggiornamento della valutazione del rischio chimico:
    Considerare specificamente i rischi correlati a sostanze cancerogene, mutagene e reprotossiche.
  3. Sostituzione con alternative meno pericolose:
    Valutare se è possibile eliminare o sostituire le sostanze reprotossiche.
  4. Implementazione di misure di protezione:
    • Utilizzo di cicli chiusi.
    • Installazione di sistemi di ventilazione o aspirazione.
    • Uso di Dispositivi di Protezione Individuale (DPI).
  5. Istituzione di un registro degli esposti:
    Obbligatorio in caso di rischio presente.
  6. Formazione dei lavoratori:
    Garantire un aggiornamento almeno quinquennale.
  7. Aggiornamento sanitario:
    Integrare il protocollo di sorveglianza medica in caso di esposizione.

Assistenza Professionale per la Gestione delle Sostanze H360

La CARAT SERVIZI S.R.L. offre supporto per:

  • Analisi e verifica delle schede dati di sicurezza (SDS).
  • Aggiornamento della valutazione del rischio con metodologie specifiche (es. Movarisch).
  • Campagne di campionamento e valutazione del rischio da agenti chimici aerodispersi.
  • Formazione e aggiornamento per i lavoratori.
  • Predisposizione del registro degli esposti.

Contattaci per ulteriori informazioni:
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SCARTI DI LEGNO LAMELLARE E X-LAM: FIRMATO IL DECRETO PER L’UTILIZZO COME COMBUSTIBILI

Decreto sui Residui di Legno come Biomassa Combustibile: Nuove Normative e Requisiti

 

Il recente decreto, firmato dal viceministro all’Ambiente e alla Sicurezza Energetica, ha inserito i residui di legno combustibili derivanti da lavorazioni di tavole di legno incollato, pannelli a strati incrociati e legno per falegnameria nell’elenco delle biomasse ad uso combustibile secondo l’Allegato X alla Parte V del D.Lgs. n. 152/2006.

Questo cambiamento risponde alla crescente esigenza, espressa da enti pubblici e operatori privati, di utilizzare scarti di legno trattati con colle per fini energetici, migliorando l’efficienza del settore.

Caratteristiche e Condizioni per l’Utilizzo dei Residui di Legno come Combustibili

 

Il nuovo regolamento stabilisce precise caratteristiche e condizioni per l’utilizzo dei residui di legno come combustibili.

Tra le principali disposizioni troviamo:

  • Trattamenti consentiti: Il legno e i suoi residui devono essere sottoposti solo a trattamenti meccanici, essiccazione e lavaggio con acqua. Non devono essere trattati con sostanze chimiche oltre l’incollaggio.
  • Induritori sicuri: I prodotti utilizzati per indurire il legno non devono contenere metalli pesanti o composti alogenati.
  • Limiti di concentrazione: È necessario rispettare specifici limiti di concentrazione per una serie di sostanze pericolose.
  • Utilizzo limitato: L’uso come combustibile è consentito esclusivamente all’interno dello stabilimento dove i residui sono stati originariamente prodotti.
  • Impianti termici efficienti: Gli impianti termici che utilizzano questi residui devono essere dotati di specifiche caratteristiche di efficienza e di dispositivi di regolazione.

 

Attenzione alla Verifica degli Adempimenti

Per una corretta applicazione della normativa, si attende la pubblicazione ufficiale in Gazzetta Ufficiale.

Si consiglia agli operatori del settore di verificare puntualmente gli adempimenti e le modifiche alle procedure per l’utilizzo dei residui di legno come biomassa combustibile.

Per ogni informazione o chiarimento in merito potete contattarci ai seguenti recapiti:
tel. 0423-715.927   
mail. info@caratservizi.it

PUBBLICATO IN GAZZETTA IL PIANO PER LA TRANSIZIONE ECOLOGICA

Piano per la Transizione Ecologica: pubblicata la Delibera 1/2022 del CITE

 

Il 15 giugno 2022, è stata pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 138 la Delibera 1/2022 del Comitato Interministeriale per la Transizione Ecologica (CITE), che approva il Piano per la Transizione Ecologica (PTE) ai sensi dell’art. 57-bis del Decreto Legislativo 3 aprile 2006, n. 152.

 

Obiettivi del Piano per la Transizione Ecologica

La disposizione attua quanto previsto dall’art. 57-bis del D.Lgs. 152/2006 e mira a coordinare le politiche per:

  • Riduzione delle emissioni di gas serra e contrasto ai cambiamenti climatici;
  • Mobilità sostenibile, favorendo soluzioni ecologiche per il trasporto;
  • Tutela del suolo e contrasto al dissesto idrogeologico;
  • Mitigazione e adattamento ai cambiamenti climatici;
  • Gestione sostenibile delle risorse idriche e delle infrastrutture correlate;
  • Miglioramento della qualità dell’aria;
  • Promozione dell’economia circolare e della bioeconomia;
  • Fiscalità ambientale per incentivare pratiche sostenibili.

 

Ruolo del PTE nella strategia italiana

Il Piano per la Transizione Ecologica fornisce un quadro strategico chiaro per le politiche ambientali italiane.

Inoltre, integra e coordina le azioni previste dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) per garantire uno sviluppo sostenibile.

 

Dove consultare il Piano

Il testo integrale del Piano è disponibile sul sito ufficiale del CITE al seguente link: Consulta il link

 

Contatti per informazioni

Per ulteriori dettagli, contatta:

 

Conclusione

Il Piano rappresenta un passo fondamentale per la sostenibilità ambientale in Italia.

Con azioni mirate e un approccio integrato, il PTE contribuisce alla decarbonizzazione, alla protezione dell’ambiente e alla crescita di un’economia verde.

LA TUTELA DELL’AMBIENTE ENTRA IN COSTITUZIONE

Tutela dell’Ambiente e della Biodiversità nella Costituzione Italiana: Un Passo Storico

 

L’8 febbraio 2022 segna una data storica per l’Italia: la Camera ha approvato in via definitiva la proposta di legge di tutela dell’ambiente nella Costituzione.

Con 468 voti a favore e solo uno contrario, la tutela dell’ambiente, della biodiversità e degli ecosistemi diventa un principio fondamentale della Carta Costituzionale.

 

Le Modifiche alla Costituzione

 

L’Articolo 9: Un Nuovo Principio Fondamentale

L’articolo 9 della Costituzione già sanciva che “La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione”. Con la riforma, viene aggiunto un passaggio cruciale:

“Tutela l’ambiente, la biodiversità e gli ecosistemi, anche nell’interesse delle future generazioni. La legge dello Stato disciplina i modi e le forme di tutela degli animali.”

Questa modifica evidenzia l’importanza della tutela dell’ambiente nella Costituzione e della protezione delle risorse naturali per le generazioni future.

 

L’Articolo 41: Equilibrio tra Economia e Ambiente

L’articolo 41 della Costituzione tutela la libertà di iniziativa economica privata, ma stabilisce che questa non possa svolgersi in contrasto con l’utilità sociale. Con la nuova formulazione, si aggiunge un vincolo essenziale:

L’attività economica non deve arrecare danno “alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana e, d’ora in poi, alla salute e all’ambiente”.

Questa innovazione introduce la necessità di bilanciare lo sviluppo economico con il rispetto dell’ecosistema, indirizzando le attività produttive verso modelli più sostenibili.

 

L’Importanza di Questo Cambiamento

L’inserimento della tutela dell’ambiente nella Costituzione italiana rappresenta un traguardo epocale, sia dal punto di vista giuridico che ideale.

Prima di questa riforma, la protezione dell’ambiente doveva essere garantita attraverso interpretazioni giuridiche complesse, in assenza di un riferimento esplicito nella Costituzione.

Ora, invece, il diritto ambientale acquisisce una base normativa solida e inequivocabile.

 

Prospettive Future e Responsabilità

Grazie a questo cambiamento, l’ambiente viene riconosciuto come un bene fondamentale.

Tuttavia, la sfida non si ferma qui: la tutela dell’ecosistema richiederà azioni concrete e normative efficaci.

Le future politiche ambientali dovranno garantire misure di protezione più rigorose per affrontare le sfide del cambiamento climatico, della conservazione della biodiversità e della gestione sostenibile delle risorse naturali.

Per maggiori informazioni, contattaci al numero +39 0423.715927 o scrivi a info@caratservizi.it.

PLASTICA MONOUSO: AL VIA RECEPIMENTO DIRETTIVA SUP

Direttiva SUP: Le Nuove Regole sulla Plastica Monouso in Italia

 

Il Decreto Legislativo 8 novembre 2021, n. 196, che recepisce la Direttiva 2019/904/UE sulla plastica monouso (Direttiva SUP), è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale ed è entrato in vigore il 14 gennaio 2022.

Questo provvedimento introduce misure volte a prevenire e ridurre l’impatto ambientale della plastica monouso, con particolare attenzione all’ambiente acquatico e alla salute umana.

Inoltre, promuove la transizione verso un’economia circolare attraverso l’uso di materiali innovativi e sostenibili.

 

Ambito di Applicazione

La normativa si applica a:

  • Prodotti in plastica monouso;
  • Prodotti in plastica oxo-degradabile;
  • Attrezzi da pesca contenenti plastica.

 

Le Principali Misure del Decreto

Il provvedimento prevede diverse azioni chiave per limitare l’uso della plastica monouso e incentivare alternative sostenibili:

  • Divieto di immissione sul mercato per determinati prodotti in plastica monouso e oxo-degradabile, salvo eccezioni per materiali biodegradabili e compostabili certificati, contenenti almeno il 40% di materia prima rinnovabile (percentuale che salirà al 60% dal 1° gennaio 2024);
  • Riduzione del consumo per specifiche tipologie di prodotti in plastica;
  • Incentivi per le imprese, sotto forma di credito d’imposta, per l’acquisto e l’uso di prodotti riutilizzabili o realizzati con materiali biodegradabili e compostabili;
  • Requisiti di immissione sul mercato, con tempistiche differenziate per l’adeguamento;
  • Obblighi di marcatura per informare i consumatori sul corretto smaltimento e sul contenuto di plastica nei prodotti;
  • Responsabilità estesa del produttore, per garantire un maggiore coinvolgimento nella gestione dei rifiuti;
  • Sanzioni amministrative per chi non rispetta le disposizioni previste dalla normativa.

 

Impatto della Direttiva SUP

Questa normativa rappresenta un passo importante per la riduzione dell’inquinamento da plastica e il passaggio a un modello economico più sostenibile.

L’introduzione di alternative biodegradabili e compostabili favorirà un cambiamento nei modelli di consumo e produzione, riducendo il carico ambientale dei rifiuti plastici.

Per maggiori informazioni, contattaci al numero +39 0423.715927 o scrivi a info@caratservizi.it.

INQUINAMENTO DA PFAS – IL PUNTO DELLA SITUAZIONE

PFAS: Contaminazione Italia, Effetti sulla Salute e il Caso Veneto

Le sostanze organiche altamente fluorurate, conosciute come composti poli e perfluorurati (PFAS), rappresentano un vasto gruppo di sostanze chimiche.

Tra i più noti vi sono l’acido perfluoroottanoico (PFOA) e l’acido perfluoroottansolfonico (PFOS).

Questi composti, caratterizzati da una struttura chimica che li rende impermeabili all’acqua e ai grassi, trovano impiego in numerosi settori industriali per migliorare la resistenza e l’idrorepellenza di tessuti, tappeti, pellami, rivestimenti alimentari e strumenti tecnologici come il Teflon e il Goretex.

 

Contaminazione Ambientale

La produzione, l’uso e lo smaltimento dei prodotti contenenti PFAS contribuiscono alla contaminazione di aria, suolo e acqua, entrando nella catena alimentare attraverso l’ingestione di acqua potabile e cibi contaminati.

Le principali fonti di esposizione per l’uomo includono alimenti coltivati o provenienti da bestiame allevato e pesce pescato in aree inquinate.

 

PFAS contaminazione Italia: Effetti sulla Salute

Gli studi condotti nell’ambito del C8 Health Project negli Stati Uniti hanno evidenziato un’associazione tra l’esposizione a PFOA e patologie come:

  • Ipercolesterolemia
  • Ipertensione in gravidanza e pre-eclampsia
  • Malattie della tiroide e alterazioni ormonali
  • Colite ulcerosa
  • Tumore del rene e del testicolo

Tuttavia, non esistono ancora evidenze definitive che dimostrino un rapporto causa-effetto diretto.

 

Il Caso Veneto inquinamento da PFAS

Nel 2013, uno studio del Consiglio Nazionale delle Ricerche e del Ministero dell’Ambiente ha rilevato la presenza di PFAS nelle acque sotterranee, superficiali e potabili in diverse zone d’Italia.

La regione Veneto, in particolare nelle province di Vicenza, Padova e Verona, è stata identificata come un’area ad alto rischio di contaminazione, con la Miteni di Trissino come principale fonte sospettata di inquinamento.

Di fronte all’emergenza, l’Istituto Superiore di Sanità ha raccomandato l’installazione di filtri a carboni attivi nelle aree interessate e un controllo più severo delle risorse idriche.

Dal 2013, la Regione Veneto ha adottato provvedimenti per ridurre i rischi, tra cui il Piano di Sorveglianza sulla Popolazione Esposta ai PFAS, che suddivide le zone contaminate in quattro categorie: Area Rossa, Arancione, Gialla e Verde.

Il caso ha recentemente attirato l’attenzione pubblica a seguito della pubblicazione dello studio “Sostanze perfluoroalchiliche (PFAS) negli alimenti dell’area rossa del Veneto”, che ha evidenziato una diffusione della contaminazione più ampia del previsto.

Inoltre, nel dicembre 2021, l’ONU ha avviato un’indagine sulla gestione dell’inquinamento e sulla trasparenza informativa da parte delle istituzioni.

Azioni Legali e Responsabilità

I dirigenti delle aziende coinvolte sono accusati di avvelenamento delle acque, disastro ambientale, gestione illecita di rifiuti e reati fallimentari.

Le indagini ambientali ufficiali sono disponibili sul sito dell’ARPA Veneto.

 

Servizi di Analisi e Monitoraggio

Carat Servizi Srl offre campionamenti e analisi delle acque potabili e di scarico per verificare la presenza di contaminanti, garantendo conformità alle normative vigenti (D.Lgs. 31/2001).

Per maggiori informazioni, contattaci al numero +39 0423.715927 o scrivi a info@caratservizi.it.

 

 

 

SOSTENIBILITA’ AMBIENTALE: LA NORMA ISO 14001

La Certificazione ISO 14001: Guida Completa per la Sostenibilità Ambientale e il Business

La sostenibilità ambientale è ormai un imperativo per le aziende che vogliono perseguire un approccio etico e responsabile al business.

L’importanza di tutelare l’ambiente è sempre più al centro delle strategie aziendali, in particolare nell’ambito dello sviluppo sostenibile.

Un chiaro segno di questa tendenza è l’aumento globale delle certificazioni ambientali e delle organizzazioni certificate, che dimostrano un impegno concreto verso la protezione dell’ambiente.

Cos’è lo Standard ISO 14001 per la sostenibilità ambientale?

La ISO 14001 (noto anche come UNI EN ISO 14001 in Italia) è lo standard internazionale più riconosciuto e adottato a livello globale per la gestione ambientale.

Con oltre 20.000 siti aziendali certificati in Italia, la ISO 14001 si applica a organizzazioni di tutte le dimensioni e settori che desiderano:

  • Soddisfare i requisiti legali ambientali
  • Ridurre l’inquinamento
  • Stabilire obiettivi di qualità ambientale
  • Promuovere il miglioramento continuo della performance ambientale

Lo standard specifica i requisiti per un sistema di gestione ambientale (SGA) volto a minimizzare gli impatti ambientali immediati e a lungo termine.

La sua applicazione dipende da vari fattori, tra cui la politica ambientale dell’azienda, le attività, i prodotti e i servizi offerti, nonché la localizzazione e le condizioni operative dell’organizzazione.

Perché Certificarsi ISO 14001 per la sostenibilità ambientale?

Certificarsi ISO 14001 non è solo un’opportunità per migliorare la performance ambientale dell’azienda, ma è anche un passo strategico per garantire la sostenibilità aziendale.

Ecco alcuni vantaggi chiave derivanti dalla certificazione:

  1. Controllo e conformità ambientale: Maggiore controllo sul rispetto degli obblighi legali in materia di ambiente.
  2. Efficienza delle risorse: Ottimizzazione dell’uso delle risorse naturali ed energetiche, con un ritorno economico sotto forma di riduzione dei consumi.
  3. Riduzione dei costi: Minori costi operativi grazie alla razionalizzazione delle risorse e alla riduzione di rifiuti, emissioni e consumi energetici.
  4. Vantaggi competitivi: Possibilità di partecipare a bandi pubblici e gare aziendali, dove la certificazione ISO 14001 è spesso un requisito.
  5. Migliori relazioni con gli stakeholder: Rafforzamento delle relazioni con i clienti, gli investitori e le comunità locali, aumentando la fiducia grazie all’impegno dimostrato nella tutela ambientale.
  6. Immagine aziendale: Un’immagine positiva che comunica l’impegno verso la sostenibilità, aumentando la reputazione aziendale nel mercato.

In alcuni casi, la certificazione ISO 14001 può essere considerata equivalente alla Valutazione di Impatto Ambientale (VIA), semplificando e velocizzando le pratiche burocratiche per progetti aziendali, come ampliamenti e nuove installazioni industriali.

Il Nostro Servizio di Certificazione ISO 14001 sostenibilità ambientale

CARAT SERVIZI S.r.l. offre assistenza completa per la certificazione ISO 14001, supportando le aziende in ogni fase del processo. I nostri servizi includono:

  • Verifiche ispettive ambientali: Analisi approfondite per valutare la conformità alle normative ambientali.
  • Assistenza per ottenere la certificazione: Supporto completo per l’ottenimento della certificazione UNI EN ISO 14001 e per il suo mantenimento nel tempo.

Conclusioni

Adottare la certificazione ISO 14001 rappresenta una scelta strategica per le aziende che desiderano essere responsabili e impegnate nella sostenibilità ambientale.

Non solo migliora l’efficienza operativa e riduce i costi, ma consente alle imprese di distinguersi nel mercato globale, attrarre investimenti e creare un legame più forte con i propri clienti e stakeholder.

Per ulteriori informazioni o per avviare il processo di certificazione, contattaci al +39 0423.715927 o inviaci una email a info@caratservizi.it.

 

DECRETO SEMPLIFICAZIONI: LE NOVITÀ IN MATERIA AMBIENTALE

Dal 31 luglio è in vigore la L. n. 108/2021, di conversione del D.L. n. 77/2021 (“Decreto Semplificazioni bis”), che ha introdotto una serie di modifiche al Testo Unico Ambiente (D.Lgs. n. 152/2006), tra cui alcune in materia di:

  • valutazione di impatto ambientale (VIA);
  • valutazione ambientale strategica (VAS);
  • provvedimento unico ambientale (PUA);
  • provvedimento autorizzatorio unico regionale (PAUR);
  • cessazione della qualifica di rifiuto;
  • attestazione di avvio al recupero o smaltimento (in relazione alla responsabilità del produttore di rifiuti);
  • impianti di biogas e di biometano;
  • rifiuti provenienti dalle attività di pulizia manutentiva;
  • Elenco europeo dei rifiuti.

 

EMISSIONI IN ATMOSFERA DI SOSTANZE PERICOLOSE: OBBLIGO DI RELAZIONE Copia

Come introdotto dal D.Lgs. n. 102/2020 (di modifica del D.Lgs. n. 152/2006), i gestori degli stabilimenti o delle installazioni in cui è previsto l’utilizzo, nei cicli produttivi da cui originano le emissioni, di sostanze cancerogene o tossiche per la riproduzione o mutagene (H340, H350, H360), sostanze di tossicità e cumulabilità particolarmente elevata (PBT e vPvB) e sostanze classificate estremamente preoccupanti (SVHC), devono inviare all’autorità competente ogni cinque anni, a decorrere dalla data di rilascio o di rinnovo dell’autorizzazione, una relazione  in merito a:

  • analisi delle alternative disponibili per la sostituzione delle predette sostanze;
  • valutazione dei rischi;
  • verifica della fattibilità tecnica ed economica della sostituzione.

In base alle disposizioni transitorie del D.Lgs. n. 102/2020, per le attività in esercizio alla data di entrata in vigore del provvedimento (28/08/2020), la prima relazione deve essere presentata entro un anno ovvero entro il 28 agosto 2021.

 

ROTTAMI METALLICI: PROROGA PER I CONTROLLI RADIOMETRICI

L. 17 giugno 2021, n. 87 (G.U del 21 giugno 2021 n. 146) Di conversione del D.L. n. 52/2021 (“Decreto Riaperture”).

Il provvedimento dispone la modifica del D.Lgs. n. 101/2020 (protezione dai pericoli da radiazioni ionizzanti) :

  • proroga al 31 dicembre 2021 (e non più 27 agosto 2021) del termine entro il quale l’esercente provvede alla misurazione della concentrazione di attività sui materiali contenenti radionuclidi di origine naturale presenti nel ciclo produttivo e sui residui derivanti dall’attività lavorativa stessa;
  • come già previsto nel D.L. n. 56/2021 (ora abrogato) fino al 30 settembre 2021 (nelle more dell’emanazione del decreto sui controlli radiometrici) si continuano ad applicare le procedure sulla sorveglianza radiometrica e le attestazioni degli esperti previste all’art. 2 del D.M. n. 100/2011.