Nel 2024 in Italia sono stati notificati 4.627 casi di legionellosi, il 18% in più rispetto al 2023. È il dato nazionale consolidato più recente pubblicato dall’Istituto Superiore di Sanità: equivale a un’incidenza di 78,5 casi per milione di abitanti.
Questa pagina riassume i risultati del sistema nazionale di sorveglianza e chiarisce quali dati sono effettivamente disponibili nel 2026. I numeri riguardano i casi notificati con insorgenza dei sintomi tra il 1° gennaio e il 31 dicembre 2024; non rappresentano quindi il conteggio dei casi avvenuti nel 2026.
Quanti casi di legionella ci sono stati in Italia?
Il rapporto ISS relativo al 2024 registra:
- 4.627 casi notificati in Italia;
- 78,5 casi per milione di abitanti;
- +18% rispetto al 2023, quando i casi segnalati erano stati 3.911;
- 81% delle notifiche proveniente da Lombardia, Emilia-Romagna, Lazio, Toscana, Veneto e Piemonte.
L’ISS segnala che l’incidenza ha superato quella dell’anno precedente e i valori osservati prima della pandemia. Il confronto va comunque letto tenendo conto delle differenze territoriali nella capacità di diagnosi e notifica e della possibile sottostima della malattia.
Chi è stato maggiormente colpito
Nel 2024 l’età media dei casi era di 69,9 anni e il 75,4% delle persone aveva almeno 60 anni. Il 65,3% dei casi riguardava uomini.
Il 74,6% dei pazienti presentava altre patologie concomitanti. Tra gli esiti comunicati al sistema di sorveglianza, relativi al 45,2% del totale dei casi, il 13,6% risultava deceduto. Quest’ultima percentuale non va estesa automaticamente a tutti i casi notificati perché l’esito non era disponibile per ogni paziente.
Dove sono stati registrati più casi
La distribuzione geografica continua a mostrare un marcato gradiente tra Nord e Sud:
- Nord: 110,6 casi per milione di abitanti;
- Centro: 95,6 casi per milione di abitanti;
- Sud: 17,5 casi per milione di abitanti.
I valori più elevati sono stati rilevati in Lombardia, Emilia-Romagna e Toscana. I dati territoriali possono riflettere sia una diversa circolazione del rischio sia differenze nei sistemi di sorveglianza, nell’attenzione diagnostica e nella tempestività delle notifiche.
Dove è avvenuta l’esposizione
La maggior parte dei casi, pari all’82,6%, è stata classificata come comunitaria perché non era stata individuata un’esposizione specifica al di fuori dell’abitazione nel periodo di incubazione.
- 82,6% comunitari o di origine non identificata;
- 8,9% associati a viaggi in Italia o all’estero;
- 4,5% collegati a comunità chiuse, come RSA e strutture di riabilitazione;
- 3,4% di origine nosocomiale, confermata o probabile.
I casi si sono concentrati soprattutto tra giugno e dicembre, con picchi nel 2024 nei mesi di settembre e ottobre.
Come si trasmette la legionellosi
La legionellosi è una forma di polmonite causata da batteri del genere Legionella, in particolare Legionella pneumophila. L’infezione viene acquisita soprattutto inalando aerosol generato da acqua contaminata, per esempio da docce, vasche idromassaggio, fontane, torri di raffreddamento o apparecchiature che nebulizzano acqua.
La malattia non si trasmette normalmente da persona a persona e bere acqua non rappresenta la via abituale di contagio. Il rischio dipende dalle condizioni dell’impianto, dalla possibilità di proliferazione del batterio e dalla produzione di aerosol respirabile.
Esistono già dati nazionali definitivi per il 2025 o il 2026?
No: alla data di aggiornamento di questa pagina, il 17 settembre 2026, il 2024 è l’ultimo anno per il quale l’ISS ha pubblicato un rapporto nazionale consolidato completo. Notizie su singoli focolai o conteggi locali non possono essere sommate per ottenere un dato nazionale comparabile.
La distinzione è importante: quando si cercano i “casi di legionella in Italia nel 2026”, il numero più recente verificabile su base nazionale resta quello relativo al 2024. Aggiorneremo questa pagina quando l’ISS renderà disponibile un rapporto successivo.
Che cosa indicano questi dati per aziende e strutture
L’aumento delle notifiche non si traduce in un calendario di analisi identico per ogni edificio. Alberghi, strutture sanitarie e socio-sanitarie, palestre, centri benessere, stabilimenti termali, edifici collettivi e luoghi con impianti che producono aerosol devono definire le attività sulla base della struttura, degli utenti e delle caratteristiche tecniche dell’impianto.
La prevenzione richiede una valutazione documentata, un protocollo di gestione e registrazioni coerenti. Manutenzioni, temperature, flussaggi e campionamenti sono strumenti da inserire in un sistema proporzionato al rischio: una singola analisi negativa non dimostra, da sola, che l’impianto sia gestito correttamente.
Per gli aspetti operativi consulta la guida Carat su valutazione, controlli e obblighi per il rischio legionella. Per inquadrare impianto, struttura e attività necessarie puoi anche approfondire la consulenza per la sicurezza e l’igiene del lavoro o richiedere un confronto tecnico.



