Nel 2025 le denunce di malattia professionale presentate all’INAIL sono state 98.463, l’11,3% in più rispetto alle 88.499 del 2024. Il dato è provvisorio e non coincide con il numero di patologie riconosciute, ma conferma quanto sia importante collegare sorveglianza sanitaria, valutazione dei rischi e prevenzione concreta.
Le patologie più numerose continuano a riguardare l’apparato muscolo-scheletrico. Per l’impresa, leggere correttamente questi dati significa individuare dove verificare mansioni, esposizioni e misure prima che un rischio si trasformi in danno.
Che cos’è una malattia professionale
INAIL definisce la malattia professionale come un’infermità contratta nell’esercizio e a causa del rischio presente nelle lavorazioni svolte. A differenza dell’infortunio, legato a una causa violenta concentrata nel tempo, la causa della malattia professionale agisce in genere in modo lento e progressivo.
Il nesso con il lavoro va valutato caso per caso. Una diagnosi non dimostra automaticamente l’origine professionale e una denuncia non equivale automaticamente a un riconoscimento da parte dell’INAIL.
I dati INAIL 2025 in sintesi
Il primo bilancio completo pubblicato dall’INAIL nel febbraio 2026 riporta questi dati provvisori:
- 98.463 denunce di malattia professionale nel 2025;
- +11,3% rispetto alle 88.499 denunce del 2024;
- 64.015 patologie osteomuscolari e del tessuto connettivo, pari al 75,4% dei casi determinati;
- 10.311 patologie del sistema nervoso, pari al 12,1%;
- 5.273 patologie dell’orecchio e dell’apofisi mastoide, pari al 6,2%.
Le percentuali delle singole patologie sono riferite ai casi determinati indicati da INAIL. I dati vengono consolidati nel tempo: per confronti e decisioni tecniche occorre sempre controllare periodo di rilevazione, perimetro e stato di definizione.
Quali sono le malattie professionali più denunciate
Patologie muscolo-scheletriche
Sono il gruppo più numeroso. Possono essere associate, in funzione della mansione, a movimentazione manuale di carichi o persone, posture incongrue, movimenti ripetitivi, forza applicata e tempi di recupero insufficienti. Rientrano in questo ambito numerose patologie del rachide e degli arti.
Patologie del sistema nervoso
Tra gli esempi più noti figura la sindrome del tunnel carpale. La valutazione deve considerare ripetitività, posture del polso, forza, vibrazioni e organizzazione del lavoro, senza attribuire la patologia a una singola causa in modo automatico.
Ipoacusie e altre patologie dell’orecchio
L’esposizione prolungata a rumore può contribuire alla perdita uditiva. La prevenzione parte dalla valutazione dell’esposizione e privilegia riduzione alla fonte, interventi tecnici e organizzativi, corretta scelta dei protettori uditivi e sorveglianza sanitaria nei casi previsti.
Patologie respiratorie, cutanee e tumori professionali
Polveri, fibre, fumi, agenti chimici, sensibilizzanti e cancerogeni possono produrre effetti anche dopo periodi lunghi. Per questi rischi sono particolarmente importanti ricostruzione delle esposizioni, sostituzione degli agenti pericolosi quando possibile, contenimento, aspirazione, igiene e tracciabilità delle misure adottate.
Patologie psichiche correlate al lavoro
INAIL richiama anche le malattie psichiche causate da condizioni stressanti o traumatiche. Sono patologie non tabellate e richiedono la dimostrazione dell’origine professionale. La prevenzione riguarda soprattutto organizzazione, carichi, autonomia, relazioni, chiarezza dei ruoli e gestione di violenze e molestie.
Malattie tabellate e non tabellate: cosa cambia
Il sistema italiano di tutela è misto. Le tabelle delle malattie professionali nell’industria e nell’agricoltura sono state revisionate con il decreto interministeriale del 10 ottobre 2023.
- Malattia tabellata: quando malattia, lavorazione e periodo indicati nelle tabelle ricorrono, opera la presunzione legale di origine professionale secondo le condizioni previste.
- Malattia non tabellata: può comunque essere tutelata, ma il lavoratore deve dimostrare il collegamento causale con l’attività svolta.
“Tabellata” non significa automaticamente riconosciuta e “non tabellata” non significa esclusa. La valutazione resta medico-legale e si basa sulla documentazione sanitaria e lavorativa disponibile.
Denuncia e riconoscimento non sono la stessa cosa
Le statistiche sulle denunce descrivono le segnalazioni protocollate, non tutte le malattie poi riconosciute. Inoltre lo stesso lavoratore può essere interessato da più patologie denunciate. È quindi scorretto leggere il totale come numero certo di persone ammalate o di responsabilità aziendali accertate.
Quando riceve dal lavoratore i riferimenti del certificato medico, il datore di lavoro deve trasmettere la denuncia all’INAIL entro cinque giorni. Per l’iter assicurativo e medico-legale occorre fare riferimento alle indicazioni ufficiali INAIL e ai professionisti competenti.
Cosa deve verificare l’azienda
Una denuncia o un segnale emerso dalla sorveglianza sanitaria non dovrebbe essere gestito come un episodio isolato. Senza interferire con l’iter medico-legale individuale, l’impresa può verificare:
- mansione reale e storia espositiva, comprese attività non ordinarie e cambiamenti intervenuti;
- coerenza del DVR con lavorazioni, attrezzature, sostanze, tempi e organizzazione attuali;
- valutazioni specifiche per rumore, vibrazioni, movimentazione, movimenti ripetitivi, agenti chimici, biologici e altri fattori pertinenti;
- efficacia delle misure, privilegiando eliminazione o riduzione alla fonte prima dei soli DPI;
- formazione e procedure, verificando che siano applicabili al lavoro reale;
- segnali aggregati, come disturbi ricorrenti, limitazioni, quasi incidenti e indicazioni anonime provenienti dalla sorveglianza sanitaria.
Dai dati alla prevenzione: un percorso operativo
Le statistiche nazionali aiutano a stabilire priorità, ma non sostituiscono l’analisi aziendale. Un percorso efficace parte da reparti e mansioni, misura le esposizioni rilevanti e traduce i risultati in interventi verificabili.
- Mappare mansioni e fattori di rischio, includendo durata, frequenza e variabilità del lavoro.
- Incrociare DVR e sorveglianza sanitaria nel rispetto della riservatezza dei dati personali.
- Definire priorità tecniche e organizzative con responsabili e tempi di attuazione.
- Formare sui rischi reali, utilizzando esempi, attrezzature e procedure dell’azienda.
- Verificare l’efficacia attraverso sopralluoghi, indicatori e riesame periodico.
Come può aiutare Carat Servizi
Carat affianca le imprese nella valutazione dei rischi specifici e nella definizione delle misure di prevenzione. Il supporto può comprendere analisi ergonomiche e del sovraccarico biomeccanico, valutazioni di rumore e vibrazioni, agenti chimici e biologici, aggiornamento del DVR, procedure e formazione.
L’obiettivo non è attribuire una diagnosi o sostituire l’iter INAIL, ma aiutare l’azienda a leggere correttamente esposizioni e segnali, documentare le misure e ridurre il rischio alla fonte. Puoi approfondire la consulenza per la sicurezza sul lavoro, verificare quando aggiornare il DVR oppure richiedere un confronto tecnico.



